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Antonio Tabucchi könyvei a rukkolán


Antonio Tabucchi - Indiai ​éjszaka
_Valakinek ​nyoma vész Indiában. Mindössze egy zavaros levél. Egymásnak ellentmondó tanúvallomások. Egy titokzatos és kissé valószínűtlen tudományos társaság - és néhány gyorsan fakuló emlékkép... A keresésére induló barátnak mindössze jelek, töredékek állnak rendelkezésére, melyeket fáradságosan próbál eggyé tapasztani. Ám ahogy közeledik a megoldáshoz - mintha egyre távolodna is. Titkok, rejtélyek, fura útitársak, álom és képzelet keveredése nehezíti tisztánlátását - s nem csupán az eltűnt barát keresésében..._

Antonio Tabucchi - Itália ​tér
"Két ​kocsin érkeztek, a Giovenizzát énekelték. Tíz suhanc, bojtos sapkával, halálfejes gallérral. Kötelet kötöttek a király nyakára, a szobor az első rántásra ellenállás nélkül lezuhant, és porfelhőt vert fel a földről. Vasúton koporsóforma láda érkezett, TÖRÉKENY felirattal, az elöljáró jelenlétében nyitották ki. A félmeztelen, rohamsisakos, Duce fölszegte állát, és úgy rémlett, mintha Garibaldi nagy szívességet tenne neki, amikor fölajánlja Olaszországot." "Garibaldo átvágott a szélben a téren, fél kezével kalapja karimáját fogta. Megállt az emlékmű előtt, tarisznyáját letette a földre és levizelte a szobor talapzatát, közben fölnézett a Demokrácia túlságosan húsos alkarjára, amellyel a Két Világ Hősének kezéből átvette Olaszországot. - Ez Garibaldo - mondta Guidone. - Ez Garibaldo. Kiengedték." "- Ez a javaslatom - kiáltotta Garibaldo. Odaállt a Demokrácia lábához, fél karjával átölelte, nehogy leessen. Mélységes csend lett. Az emlékmű senkiföldje volt a tömeg és Mario Soldati a felsorakozott rendőrök között. A rendőrkapitány utasításokat adott a közelében álló Gavino LeddaLuigi Di San GiustoAlberto MoraviaR. C. Hutchinson beosztottjainak, fejével Garibaldo felé intett. De a tömeg már előrenyomult, körülvette az emlékmű talapzatát. Garibaldót nem lehetett volna leráncigálni, élesre kellett tölteni."

Antonio Tabucchi - Notturno ​indiano
Un'ipotesi ​dell'autore - una giustificazione per un modo di raccontare così allusivo - è che questo libro potrebbe servire da guida per un amante di percorsi incongrui. E vi è certo dell'incongruo in questa ricerca di un amico disperso, ombra di un passato segnato - s'indovina - da una qualche definitiva rottura; in quest'India conosciuta solo nelle camere d'albergo, negli ospedali, e che pure balugina attraverso i colloqui essenziali con profeti incontrati sui pullman, con gesuiti portoghesi, con gnostici di una società teosofica. Ma è un'incongruità che dall'esplicitarsi di suggerimenti, da concomitanze che si rivelano necessarie, si riordina a metodo. È il lato notturno e occulto delle cose il tema di Notturno indiano.

Antonio Tabucchi - Tristano ​muore
ANTONIO ​TABUCCHI: TRISTANO MUORE - Una vita Cos'é l'eroismo? Cos'é la vita? E il coraggio? E il tradimento? In un'agonia lunga un intero mese, l'ultimo agosto del Novecento, un uomo che ha combattuto per la libertá del suo Paese racconta la sua vita fra la luciditá della febbre e le allucinate associazioni provocate dalla morfina. Una vita che rispecchia il secolo che ha vissuto e che sta lasciando. Al suo capezzale uno scrittore lo ascolta. E scrive. Ma quale dei due racconta questa vita, chi parla o chi ascolta? Chi testimonia per il testimone? E poi: una vita, si puó raccontare?

Antonio Tabucchi - Afirma ​Pereira
A ​quem e em que circunstâncias conta Pereira o mês crucial da sua vida, um fatídico Agosto de 1938? O livro não o diz, caberá ao leitor escolher entre várias repostas possíveis. Mas Pereira é uma testemunha exacta e, com obstinação e minúcia conta, como se fizesse um depoimento, um período trágico da sua existência e da história da Europa. Tendo por pano de fundo o Salazarismo Português, o Fascismo Italiano e a Guerra Civil Espanhola, _Afirma Pereira_ é a história atormentada da tomada de consciência de um velho jornalista solitário e infeliz.

Antonio Tabucchi - Si ​sta facendo sempre più tardi
Con ​questo romanzo epistolare Tabucchi rinnova un'illustre tradizione narrativa seppure infrangendone i codici e pervertendone il genere. A poco a poco, infatti, ci accorgiamo che qualcosa 'non torna' in tutte queste missive: il paesaggio sembra slittare sotto i nostri occhi, i destinatari sembrano sbagliati, i mittenti scomparsi e i tempi capovolti, come se il prima e il dopo si scambiassero di posto e le lettere fossero in anticipo o in ritardo sullo stesso messaggio che recano con sé; e quasi che i destini degli uomini, come vuole il Mito, seguitassero a non incontrarsi, le parole si perdessero vanamente nell'etere e le persone si smarrissero nel labirinto delle loro brevi esistenze. Insomma, come se la vita fosse un film perfetto e irreprensibile di cui è stato sbagliato solo il montaggio. (...) Ora con tenerezza, ora con sensualità, nostalgia, rimpianto, struggimento, rancore, ferocia o delirio, diciassette personaggi maschili attraverso diciassette lettere ad altrettante figure femminili, tessono i fili di un'insolita trama narrativa fatta di cerchi concentrici che paiono allargarsi nel nulla, povere voci monologanti forse avide di una risposta che non potrà mai venire. Ad esse risponde infine, raccogliendo le diverse vicende in un romanzo epistolare polifonico, una voce femminile distante, implacabile e allo stesso tempo colma di pena per loro. L'insieme è un percorso tra le passioni umane dove l'amore è l'illusorio punto centrale, in realtà punto di fuga che conduce verso le zone più oscure dell'animo.

Antonio Tabucchi - Il ​filo dell'orizzonte
Una ​città di mare che somiglia a Genova, un oscuro fatto di sangue, un cadavere anonimo, un uomo che istruisce una sua privata inchiesta per svelarne l'identità. Ma il procedimento di Spino, il detective della vicenda, non segue una logica di causa/effetto. Invece delle apparenze visibili egli cerca i significati che queste apparenze contengono e la sua ricerca corre sul filo ambiguo che separa lo spettacolo dallo spettatore. Così la sua inchiesta "impazzisce" e da indagine su una morte slitta sul piano delle segrete ragioni che guidano un'esistenza, trasformandosi in una sorta di caduta libera, vertiginosa e obbligata al tempo stesso: una ricerca senza respiro tesa verso un obiettivo che, come l'orizzonte, sembra spostarsi con chi lo segue.Un indimenticabile romanzo-enigma che sotto l'apparenza del 'giallo' nasconde un'interrogazione sul senso delle cose. In copertina: Edward Hopper, _Room by the sea_, 1951. (Yale Universitiy Art gallery, New Haven, Connecticut)

Antonio Tabucchi - Sostiene ​Pereira
Lisbona. ​Un fatidico agosto del 1938, la solitudine, il sogno, la coscienza di vivere e di scegliere, dentro la Storia. Un grande romanzo civile. Il dottor Pereira è un giornalista di Lisbona. Dirige la pagina culturale di un modesto giornale di regime nel Portogallo salazarista della fine degli anni trenta. Della realtà non gli interessa più nulla; dialoga col ritratto della moglie morta; scrive o pensa di scrivere necrologi di grandi autori; traduce testi altrui. Ma, un giorno, assume un collaboratore, Monteiro Rossi, un bizzarro giovane che, anche per la suggestione di Marta, la sua ragazza, fa politica clandestina e attiva tra gli antifascisti. Poco dopo, conosce il dottor Cardoso, un medico che vuole fuggire dal Portogallo asfissiato e mortificato dalla dittatura. La realtà rientra così nella vita del placido e disilluso Pereira e lui se ne lascia progressivamente, pacificamente coinvolgere.

Antonio Tabucchi - Sogni ​di sogni
I ​sogni di Dedalo, Ovidio, Apuleio, Cecco Angiolieri, Villon, Rabelais, Caravaggio, Goya, Coleridge, Leopardi, Collodi, Stevenson, Rimbaud, Cechov, Debussy, Toulouse-Lautrec, Pessoa, Majakovskij, García Lorca, Freud. Un libro che è un azzardo, una supposizione e un'ipotesi, e insieme un fervido omaggio a venti artisti amati da uno scrittore di oggi. In copertina: _Il sogno_ di Pierre Puvis de Chavannes - perticolare (Museo del Louvre, Parigi)

Antonio Tabucchi - I ​dialoghi mancati
All'altro ​capo del filo del telefono grazie al quale un attore fallito che interpreta il ruolo di Fernando Pessoa sogna di confidare le sue angosce a Luigi Pirandello ("Il sognor Pirandello è desiderato al telefono"), come dall'altra parte della stanza d'ospedale nella quale prende corpo la feroce disperazione di un uomo colpito da un lutto ("Il tempo stringe"), c'è un insolito ed enigmatico deuteragonista, una presenza impossibile o irraggiungibile che è al tempo stesso un'assenza. Un "Altro" (un fantasma e un cadavere) che costituisce rispettivamente un mero oggetto di desiderio e un contendente che morendo si è sottratto a un duello mortale. Ma attraverso questo Altro, nel quale l'Io monologante proietta se stesso e attraverso il quale cerca di darsi la caccia nell'illusione di afferrare una scheggia di se stesso in uno specchio che è andato in frantumi, si consuma la solitudine dell'uomo moderno: povero Narciso che nessuno guarda e che neppure egli stesso riesce più a vedere. Come in due strani "momenti di verità" nei quali la bestia non si presenta al confronto rendendo assurda la figura del torero, in questi "Dialoghi mancati" il tema della solitudine acquisisce un risvolto ambiguo e si tinge di una comicità felpata e allarmante: come se la voce parlasse aspettando una risposta o una risata che non verrà mai a liberarla e a legittimare il suo parlare. In copertina: José Joáo Brito, _Cabina telefonica (notte)_ .

Antonio Tabucchi - Piccoli ​equivoci senza importanza
Storie ​di viaggiatori tra decisioni e casualità, nel tentativo inquieto di scoprire cosa si cela tra le pieghe della vita. Una Toscana segreta e stregata, una stazione della Riviera, una Lisbona baudelairiana, un rallye di automobili d'epoca, un persecutore implacabile dall'aria distinta in un treno da Bombay a Madras. I racconti di Tabucchi sembrano, a una prima lettura, avventure esistenziali, ritratti di viaggiatori ironici e disperati. Poi l'apparente sintonia fra il reale e il narrato diventa all'improvviso turbamento e sconcerto. Come degli obliqui "racconti filosofici", le storie di Tabucchi si trasformano in una riflessione intorno al caso e alla scelta, un tentativo di osservare gli interstizi che attraversano il tessuto dell'esistenza. Nelle pagine di Tabucchi aleggia un'inquietudine metafisica che evoca la migliore tradizione italiana da Piero della Francesca a De Chirico, a Pirandello. Ma questo scrittore, che ama i personaggi eccentrici e le vite sbagliate, carica i suoi enigmi di una luce strana; i suoi geroglifici "polizieschi" sono le ricerche di un investigatore che non cerca risposte, ma un messaggio, un segnale, un'apparizione. _In copertina: Leonardo Cremonini: Les entraves entr'ouvertes - perticolare_

Antonio Tabucchi - Racconti ​con figure
«Spesso ​la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto "prigioniero" davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l'enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico». Dalla suggestione di un'immagine, soprattutto dalla pittura, nascono questi racconti di Tabucchi. Ma a sua volta il racconto sembra catturare in un'altra dimensione le figure che lo provocarono: è quella contea fantastica dove, come scrisse Leopardi, «l'anima immagina quello che non vede». Così le figure sembrano risvegliarsi dalla loro immobilità, acquistano vita, da immagini diventano personaggi e interpreti delle loro storie. Suddiviso come un ideale spartito musicale (l'Adagio dove prevale la chiave della malinconia, l'Andante con brio per un'atmosfera più giocosa, le Ariette laddove il motivo è solo accennato e non eseguito) questo libro polifonico è anche il puro piacere del testo, un fuoco d'artificio narrativo, lo stupefacente cromatismo di un maestro riconosciuto del racconto.

Antonio Tabucchi - Fonák ​játék
Júliusi ​dél, Madrid, Prado képtár: valaki Velázquez Las Meninasát nézi; a rejtvény kulcsa a háttérfigurában van, aki éppen csak bekukkant a képbe, egyedül ő látja, mi van a festő vásznán, nekünk a tükörkép, a fonák jut. Ebben a mozgóképre jellemző montázstechnikával megalkotott elbeszéléskötetben a Tabucchi írásművészetére jellemző valamennyi motívum megtalálható: mindenekelőtt az irodalom és az álom, a tükörrel, a ki nem mondott szóval való játék; a dolgok fordítottja-fonáka és az abból eredő "jelentéktelen, apró félreértések" - miként maga az író nevezi ezeket az élethelyzeteket egyik korábbi kötete címadó elbeszélésében.

Antonio Tabucchi - L'angelo ​nero
L'oscura ​minaccia del male, presenze allarmanti, spettri nefasti, fantasmi pubblici e privati. Un libro gotico e lunare di aspra e misteriosa bellezza. In copertina: Victor Brauner, _The Surrealist_, 1947. (Peggy Guggenheim Collection, Venezia)

Antonio Tabucchi - Donna ​di Porto Pim
«Ho ​molto affetto per gli onesti libri di viaggio… Essi posseggono la virtù di offrire un altrove teorico e plausibile al nostro dove imprescindibile e massiccio». Queste frasi di Tabucchi ci richiamano alla mente queste altre dello Zibaldone di Leopardi: «Le parole lontano, antico e simili sono poeticissime e piacevoli perché destano idee vaste e indefinite...». Più ad esse corre il confronto che verso i mari e le isole di Conrad e di Melville. Le isole di Tabucchi sono paesaggi che digradano rapidi verso la tentazione metafisica, le sue balene azzurre sirene che cantano di lontananze che appartengono all'essere e non allo spazio e al tempo, le sue gesta di caccia e i suoi naufragi hanno per scenario i campi magnetici e le analogie potenti e misteriose delle parole. «Questo libretto trae origine, oltre che dalla mia disponibilità alla menzogna, da un periodo di tempo passato nelle isole Azzorre. Suoi argomenti sono fondamentalmente le balene, che più che animali sembrerebbero metafore». _In copertina: La Sirena - marionetta siciliana_

Antonio Tabucchi - La ​gastrite di Platone
La ​gastrite di Platone è il titolo paradossale, scelto per l'edizione francese e qui mantenuto, di un libro nato come iniziale riflessione intorno ad un articolo di Umberto Eco basato sul concetto che l'unica cosa che l'intellettuale possa fare quando la casa brucia è telefonare ai pompieri. Insoddisfatto del ruolo del telefonista diligente, anzi, introducendo nel club rigidamente istituzionalizzato degli «intellettuali» la figura dello scrittore concepito come intellettuale «sporadico» e «clandestino», Tabucchi scalza causticamente una stereotipata icona che si vuole sacerdotale o manageriale, magari tollerabilmente querula, ma comunque sempre domestica ed esornativa, reclamando il diritto (e il dovere) dello scrittore di indagare con la sua scrittura sul «non dato da conoscere». E chiamando Sofri come interlocutore, e dunque scegliendo esplicitamente il «Caso Sofri» come nodo di una realtà che si vorrebbe formalmente «chiara», ma che sostanzialmente risulta oscura e inquietante, Tabucchi propone un discorso che è insieme un'urgente interrogazione e un allarme. Che, partiti dall'Italia, e dopo essere stati accolti dalla Francia, a noi rimbalzano. In copertina: Cartolina su disaegno di Gustav Marisch, inizi XX secolo.

Antonio Tabucchi - I ​volatili del Beato Angelico
Che ​il posto dell'avventura nella letteratura sia un posto inquieto lo si evince anche da questo piccolo libro di Tabucchi, «in quella notte ricevetti molte storie. A metà degli anni Venti, Ortega y Gasset decretava «non è probabile che oggi si possa inventare un'avventura capace di interessare la nostra sensibilità superiore». Nel tempo da allora ad oggi, il posto dell'avventura nella letteratura, il suo lottare col vento piano e insinuante della sensibilità, è stato variamente controverso. E il fatto che a proposito di questi racconti Antonio Tabucchi parli di «ronzii che mi hanno accompagnato», «rumore di fondo», riguarda in qualche modo quel vento. Sono racconti interrotti, situazioni senza possibilità, avventure che ritornano su se stesse, quasi che, al loro prendere corpo, le vinca la persuasione a distrarsi, a perdersi dietro voci di sirene provenienti da altri particolari, da altre coincidenze ed equivoci. È esemplare tra tutti la Storia di una storia che non c'è, in cui una storia, un romanzo entra in una notte inquieta e in una strana casa sull'oceano: «in quella notte ricevetti molte storie. Portai con me il romanzo e lo affidai al vento. Non so se fu un tributo, un omaggio, un sacrificio o una penitenza». In copertina: _Miniatura da un Brevario manoscritto del XV secolo_

Antonio Tabucchi - Állítja ​Pereira
Tabucchi ​több szempontból is rendhagyó alkotó: hithű toszkán, de Portugáliáról mesél; Portugáliáról mesél, de olaszokról szól; rólunk szól, de megpróbálja az egész életet szemlélni (inkább szemlélni, mint átérezni, vagy megérteni). Azután, Pessoa híres csodálója, de Gadda a kedvence, akit azonban iróként nem követ. Novellistaként és regényíróként ismert (ki ne olvasta volna a Sostiene Pereirát, vagy még előbb a Piazza d'Italiát?) napjait megosztva tölti majdnem-szülőfaluja, Vecchiano ("majdnem", mert Tabucchi Pisában született, és szülővárosa sokat jelent neki), Firenze és Siena között, ez utóbbi egyetemén tanít portugál irodalmat. Újlatin filológus, akinek szokványos egyetemi karriert kellene végigjárnia, ám ugyanakkor nyugtalan íróember is, aki aggódva tekint a strasbourgi-párizsi Nemzetközi Íróparlament felé, hogy legyen egy intézményes helye, mint mondja, a szabad és nyugtalanító "irodalmi szövegeknek", s azok hatással is lehessenek személyek és népek életére.

Antonio Tabucchi - Un ​baule pieno di gente
Le ​molte vite di Pessoa, le sigarette di Campos, la carta d'identitá del Bambino Gasú il Caeiro, il ritratto di Bernardo Soares, la sciarada esoterica del _Marinaio_, l'oscuro codice delle lettere d'amore. L'universo di Fernando Pessoa in una serie di testi critici dello scrittore che ha dato il piú alto contributo alla sua conoscenza in Italia. In copertina: Composizione fotografica di Gonzalo Armero e Diego Lara, inserita nem numero monografico che la rivista "Poesia" dedicó a Fernando Pessoa nella primavera del 1980.

Antonio Tabucchi - Gli ​ultimi tre giorni di Fernando Pessoa
Novembre ​1935. Fernando Pessoa si trova nel suo letto di morte all'ospedale di São Luís dos Franceses. Tre giorni di agonia durante i quali, come in delirio, il grande poeta portoghese riceve i suoi eteronimi, parla con loro, detta le sue ultime volontà, dialoga con i fantasmi che l'hanno accompagnato per tutta la vita. Un racconto, romanzesco e insieme biografico (anche se si tratta di una biografia immaginaria), nel quale Antonio Tabucchi, con tenerezza e passione, descrive la morte di uno dei più grandi scrittori del Novecento. _In copertina: Particolare di un dipinto del Pontormo_

Antonio Tabucchi - Il ​gioco del rovescio
E' ​vero, raccontare è un gioco e io, lo ammetto, amo molto giocare. Il gioco mi ha sempre tentato; ma in questo momento il gioco che più mi tenta è quello del Rovescio. E gli altri giochi che esso si porta appresso, naturalmente. Perché ci sono svariati giochi in questo libro, tutto sta nel lasciarsi tentare. Ma quello che importa è che tutte le sue variazioni, tutte le sorprese, i rischi e le audacie aprono strade che si dirigono verso un obiettivo finale, verso l'individuazione di un''_unità contraddittoria_. Inquietano e allarmano. Seducono. Sono illuminazioni che portano alla scoperta più profonda o più sottile, e che ci possono lasciare sia davanti a una bicicletta - personaggio che, carica di passato e di mistero, attraversa _I pomeriggi del sabato_ - oppure condurci sull'orlo di un volto esorcizzato: un buco ritagliato in una fotografia. Detto questo, e di fronte a tutto il resto che questo libro mi offre, trovo conferma a una vecchia convinzione: che non c'è gioco gratuito neppure nei giochi dei bambini, che sono cose fin troppo serie, come gli psicologi insegnano. E tantomeno in letteratura, perché in essa non esiste maestro o _croupier_ che la comandi. No, nell'avventura della scrittura non c'è mano che si alzi e che ordini: _"Rien ne va plus, les jeux sont faits"_. Ed è per questo che, dopo aver chiuso _Il gioco del rovescio_, tutto può prolungarsi da un altro capo e ciò che ora sto scrivendo può ricominciare in un altro modo. _José Cardoso Pires_ (dalla prefazione all'edizione portoghese) (In copertina: Davide Benati, _Doni della bassa marea_, 1994.))

Antonio Tabucchi - La ​testa perduta di Damasceno Monteiro
L'andamento ​di un thriller. Ma allo stesso tempo la cronaca di un fatto di cronaca. E insieme un'inchiesta giornalistica. Il tutto situato nell'antica e affascinante cittá di Oporto, che tuttavia sospettiamo potrebbe essere un'altra qualsiasi cittá di questa nostra cosídetta Europa civile. Sospettiamo anche che i problemi dell'abuso poliziesco, della tortura, della giustizia, della marginalitá sociale e delle minoranze etniche possano essere il lievito di questa storia, ma certo il simbolo e la metafora ce li restituiscono su un altro piano: con la forza espressiva della fiction che trasforma il dato di realtá in letteratura. Un romanzo che cattura il lettore con il suo implacabile respiro narrativo e nel quale giganteggia la figura dell'avvocato Fernando de Mello Sequeira, detto Loton: personaggio indimenticabile, bizzarro e metafisico, aristocratico e anarchico, ossessionato dalla Grande Norma Giuridica, vinto dalla vita, ma ben lontano dalla rassegnazione.

Antonio Tabucchi - Requiem
Un ​vagabondaggio, un'allucinazione, uno scongiuro. Un _requiem_ che é un congedo dai fantasmi di una donna, di un padre, di un amico, di un poeta, di una casa, di una cittá. In uno stato a metà tra la coscienza e l'incoscienza, l'esperienza del reale e la percezione del sogno, un uomo si trova a mezzogiorno, senza sapersi spiegare come, nella Lisbona deserta e torrida dell'ultima domenica di luglio. Sa di avere delle azioni da compiere, l'ultima soprattutto: l'incontro con un personaggio illustre e scomparso, ma non ha idea di come compierle. Si affida così al flusso del caso, secondo una logica che segue le libere associazioni dell'inconscio. E si trova a compiere un percorso che lo porta a ricordare (a vivere il ricordo nell'attualità di quella giornata), a riandare ad alcune tappe fondamentali della sua vita, spingendolo a cercare di sciogliere i nodi irrisolti all'origine del suo stato allucinatorio. L'allucinazione, il viaggio, il sogno durano dodici ore, durante le quali si comprimono e si dilatano i tempi di una vita: passato e presente si mescolano per spiegarsi a vicenda, morti e vivi si incontrano negli stessi luoghi, i luoghi si fissano in un'immobilitá che non ha niente a che fare col tempo. Con _Requiem_ Antonio Tabucchi, nella forma inedita di diario di un'esperienza misteriosa e sapienziale, ha scritto un libro che én un omaggio al Portogallo: quasi alla memoria di un Paese che gli appartiene profondamente, e al quale profondamente appartiene. Al punto da averlo scritto in portoghese. _In copertina: Pannello di azulejos (XVII sec.)_

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